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Fatimidi
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Devono il loro nome all'asserita discendenza da mweqFātima bt. Muhammad, figlia del profeta mwegMaometto, che dal suo matrimonio con mwewʿAlī b. Abī Tālib garantì una discendenza al Profeta.
La prima base del movimento — parte del più vasto movimento mwfqcarmata — fu nel IX secolo in mwfgSiria nella città di mwfwSalamiyya, tra mwgaḤamāa e mwgqHoms (ar. Ḥimṣ). Il fatimide mwggʿUbayd Allāh al-Mahdī bi-llāh si propose come mwgwḥanīf agli inizi del X secolo, e quindi di diritto come mwhacaliffo e come lmwhq'mwhgmwhwImām al-Qāʾim, "l'Imam permanente") che l'Ismailismo credeva si sarebbe manifestato alla fine dei tempi per ricondurre l'Islam alla sua originaria purezza. Questo provocò una frattura mai più ricompostasi con il resto del movimento carmata.
Sfuggito alle truppe abbasidi e agli stessi avversari carmati che lo consideravano un impostore e un traditore.
In un primo periodo di quattro anni mwigʿUbayd Allāh (che talora è chiamato anche Saʿīd o ʿAlī) non rivelò le sue intenzioni e la sua identità e si spostò nelle aree sottoposte al controllo dei mwiwkharigiti mwjaMidraridi per dare ancor meno nell'occhio ma qui fu sottoposto a misure di residenza sorvegliata per cinque anni.
In suo favore agì il responsabile della mwjgdaʿwa (macchina propagandistica retta da mwjwdā‘ī, ovvero "missionari"), mwkaAbū ʿAbd Allāh al-Shīʿī, che con un esercito di devoti berberi convertiti sbaragliò le forze aghlabidi ad mwkqal-Arbus il 19 marzo del 909.
Dalla mwkwTunisia, i Fatimidi espansero il loro dominio fino alla mwlaSicilia e il nord-Africa, culminato con il califfo mwlqal-Mu'izz e la conquista dell'Egitto. Furono promotori delle scienze e dell'arte, di cui resta traccia in Sicilia e nell'mwlgUniversità del Cairo fondata da mwlwJawhar al-Siqilli (911-992), fra le più antiche e prestigiose nel mondo arabo, che ad oggi, dopo la rifondazione a inizio novecento, ancora forma la maggior parte degli imam di tutto il mondo.
Alla metà dell'XI secolo i Sunniti turchi mwmqSelgiuchidi vinsero i Fatimidi, respinti fuori dalla Siria. A questo declino seguì la perdita della Palestina, dopo le prime due mwmgCrociate, e la vittoria di mwmwSaladino in Egitto (1171), con l'inizio della nuova dinastia degli mwnaAyyubidi.
Contents
• Arte
• Note
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La conquista dell'Egitto
La conquista dell'mwoqAlgeria e del mwogMaghreb non contentò i Fatimidi. Essi infatti pretendevano di presentarsi a tutto il mondo islamico come i legittimi eredi politici del Profeta e dellmwow'mwpamwpqAhl al-Bayt e Imam-califfi dunque dell'intera mwpgmwpwDār al-Islām.
In Egitto dominava - dopo la riconquista abbaside ai danni dei mwrqTulunidi - la dinastia mwrgikhshidide e fu contro di essa quindi che l'Imam mwrwal-Mahdī concentrò tutti i suoi sforzi.
I suoi piani però non ebbero successo, anche perché in Egitto il governo ikhshidide era abbastanza efficiente da sapere rispondere colpo su colpo e perché gli stessi Egiziani non mostravano per conto loro alcun desiderio di cambiare padrone. Fallirono quindi due tentativi:
Salito però al potere il nuovo Imām mwugal-Muʿizz li-dīn Allāh (mwuwreg. 953-975), un terzo tentativo fu portato a buon fine nel 969 dal generale mwvaJawhar al-Siqilli (Jawhar b. ʿAbd Allāh), che aveva puntigliosamente organizzato stavolta il corpo di spedizione fatimide. Una carestia che aveva afflitto l'Egitto e l'opera di generosa corruzione operata nei confronti di numerosi funzionari ikhshididi (tra cui l'abile mwvqvizir Abū l-Faraj Yaʿqūb ibn mwvgYūsuf ibn Killis) facilitarono la mwvwconquista del Paese.
Entrati a mwwqFusṭāṭ dopo avere colto una vittoria nella battaglia di Giza (30-6-969), i Fatimidi costruivano immediatamente la nuova cittadella fortificata del Cairo, che deve il suo nome al fatto d'essere stata chiamata mwwwal-madīnat al-qāhira al-muʿizziyya, cioè "la città soggiogatricecite-ref-2[2] di al-Muʿizz".
Arte
Architettura
Il primo esempio di mwaqarchitettura fatimide, nella città di mwagMahdiyya rientrò nel cosiddetto mwawromanico d'Africa sorto nell'IX secolo e prese spunto da elementi mwbaclassici romani.cite-ref-m-3-0[3] Intorno alla seconda metà del X secolo vennero eretti moschee, caserme, palazzi ed edifici pubblici nel pieno rispetto della linea fatimide, combinando elementi dello stile tulunide, rimembranze mwcqaghlabidi e spunti mwcgomayyadi di mwcwCordova, senza trascurare le nozioni artistiche mwdapersiane e mwdqsiriane.
Le moschee dei primi mwdwImam si distinsero per la navata centrale più alta, concludente in un vano a cupola di fronte al mweamweqmiḥrāb, per le decorazioni a stucco, per i minareti in pietra posti all'estremità di forma cilindrica e impreziositi da fregi calligrafici, come nel caso della moschea di mwegal-Ḥākim (1013). Nel 1124 venne completata la moschea di mwewal-Akhmar, caratterizzata da evidenti elementi persiani soprattutto nella facciata a portale; interessanti i mwfamuqarnaṣ angolari.
Tra le strutture più significative dell'epoca si annoverano le tre grandi porte facenti parte della mura difensiva del Cairo e i mwfgmausolei dei califfi, in una prima fase a baldacchino, e in periodo tardo costituiti da una tomba a cupola.
Complessivamente gli architetti fatimidi influenzarono notevolmente quelli ayyubidi.
Arti decorative
Emersero gli intagli in pietra, legno e stucco adatti per ornare palazzi e moschee. Lo stile, inizialmente derivante dall'arte mwigabbaside, assunse caratteri autonomi, quali una maggiore eleganza, l'introduzione di arabeschi su un fondo neutro che ricordano gusti copti. Fra i legni fatimidi più significativi si ricordano temi di cacce, danze, musica e floreali.
Si diffusero anche pitture decorative, come nella moschea di mwjaQayrawan (1060), eseguiti da una scuola fatimide impegnata nella decorazione dei soffitti dei palazzi profani, arricchiti di immagini di musici e festini, concessi da una certa larghezza di vedute dell'ambiente sciita rispetto al divieto di riprodurre immagini.cite-ref-m-3-1[3] Qualche frammento di queste pitture è visibile ancora oggi nella mwkqCappella Palatina a mwkgPalermo.
Un grande sviluppo ricevettero anche i tessuti con temi geometrico-astratti, prodotti dalla manifattura statale, il mwlatirāz, oltre alla lavorazione del cristallo di rocca e del vetro intagliato e ornato a lustro. Tra i pezzi più pregiati si ricordano la brocca a pera del mwlqTesoro di San Marco a mwlgVenezia e il grifone del camposanto di mwlwPisa.
Per quanto riguarda la produzione ceramica, l'Egitto fatimide poté contare anche su artigiani emigrati da mwmqSamarra: nel complesso la produzione si suddivise in una a smalto bianco di impronta mesopotamica con motivi animali e naturali, e in una con incisioni a motivi a mwmgchamplevé.
Elenco degli imām fatimidi
1. mwngʿUbayd Allāh al-Mahdī bi-llāh (909-934)
2. mwoaMuhammad al-Qāʾim bi-amri llāh (934-946)
3. mwogIsmāʿīl al-Manṣūr bi-naṣri llāh (946-953)
4. mwpaal-Muʿizz li-dīn Allāh (953-975)
5. mwpgAbū Manṣūr Nizār al-ʿAzīz bi-llāh (975-996)
6. mwqaal-Hākim bi-amri llāh (996-1021)
7. mwqgʿAlī al-Ẓāhir (1021-1036)
8. mwraal-Mustanṣir bi-llāh (1036-1094)
9. mwrgal-Mustaʿlī (1094-1101)
10. mwsaal-Āmir bi-aḥkāmi llāh (1101-1130)
11. mwsgAbu l-Qasim Tayyib (1130-1132, ma non universalmente accettato)
12. mwtaal-Ḥāfiz (1132-1149)
13. mwtgal-Zāfir (1149-1154)
14. mwuaal-Fāʾiz (1154-1160)
15. mwugal-ʿĀḍid (1160-1171)
Note
cite-note-22. ↑ L'aggettivo aveva una duplice valenza. Oltre a quella più banalmente comprensibile, il termine derivava dal fatto che - come si usava in tutto il mondo mwywislamico e anche in quello cristiano - era affidato agli astrologi individuare il momento più favorevole per fondare una città nuova e, appunto, si attese che la fondazione della cittadella coincidesse con il momento in cui il pianeta mwzaMarte si trovava in mwzqascendente.
cite-note-m-33. ↑ mw0wLe Muse, De Agostini, Novara, 1966, Vol. IV, pagg. 462-463
Bibliografia
• K.A.C. Creswell, mw1wThe Muslim Architecture of Egypt and Fatimids, Oxford, 1952
• U. Tarchi, mw2qL'architettura e l'arte musulmana in Egitto, Torino, 1923
• W. Ivanow, mw2wThe origins of Ismā‘īlism, Cambridge, Cambridge University Press, 1940.
• mw3qHugh Kennedy, mw3gThe Prophet and the Age of the Caliphates, Londra-New York, Longman, 1986.
• Carl F. Petry (ed.), mw4aThe Cambridge History of Egypt. Islamic Egypt, 640-1517, Cambridge University Press, 1998.
• Jamil M. Abun-Nasr, mw4gA History of the Maghrib in the Islamic period, Cambridge, Cambridge University Press, 1993 (3th ed.).
• mw5aFarhad Daftary, mw5qThe Ismā‘īlis: their history and doctrines, Cambridge-New York, Cambridge University Press, 1990.
• Farhat Dachraoui, mw5wLe Califat fātimide au Maghreb (909-969). Histoire politique et institutions, Tunis, 1969.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-fatimidi-enciclopedia-dell-arte-medievaleS. Carboni, Fatimidi, in Enciclopedia dell'arte medievale, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991-2000.